Refactoring: come e quando ristrutturare il codice

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Refactoring code: definizione e utilizzo

Quando si parla di refactoring, si intende la ristrutturazione del codice volta a renderlo più pulito e facile da manutenere. Con questa attività, è possibile preparare la struttura allo sviluppo di nuove feature, migliorandone le prestazioni. 

È necessario fare subito una distinzione tra rifattorizzazione del codice, revisione e riscrittura. Su una scala di incisività dell’intervento, la revisione del codice è quella più superficiale e consiste nella routinaria individuazione e rimozione dei bug. Segue il refactor, mentre la più incisiva è la riscrittura dato che prevede l’eliminazione dell’applicazione esistente e la scrittura di nuovo codice da zero, normalmente utilizzando linguaggi più avanzati. Quest’ultima è spesso uno step fondamentale per il passaggio in cloud in modo da adeguare il software al nuovo ambiente.  

Anche la rifattorizzazione fa parte di una più ampia strategia di modernizzazione software: l’obiettivo è infatti quello di migliorare le prestazioni dell’applicativo, introducendo metodi e tecnologie più innovativi e snelli.

Ma non solo, altro scopo di questa attività è quello di migliorare la leggibilità,  la manutenibilità e le prestazioni del codice, prevenendo la comparsa di bug nel lungo periodo.

Il refactoring sistematico è l’attività chiave per la prevenzione del debito tecnico ma, in realtà, poco praticata per questioni di budget e tempo. Può essere però anche la chiave per ridurre il debito, andando ad aggiustare quelle parti di codice disfunzionali. 

Refactoring of code: come scontare il debito tecnico

Ci sono tre tipologie di refactoring: 

  • Abstract: prevede interventi per evitare la ridondanza;
  • Composing: mira a semplificare la gestione del codice nel tempo;
  • Preparatorio: l’aggiornamento del codice prima di aggiungere una nuova funzionalità. Se viene aggiunta una nuova feature senza intervenire preventivamente, è molto probabile che compariranno dei bug.

Alla base di queste attività, c’è la buona pratica di fondo di apportare piccole micro-modifiche al codice e di non procedere mai con un grande singolo intervento. Questi interventi sono però fondamentali per: 

  • Rimuovere il codice doppio;
  • Migliorare la progettazione del software;
  • Aumentare la comprensibilità del codice; 
  • Ridurre i tempi di evoluzione di progetto. 

Il comportamento esterno del software non cambia (lo scopo rimane lo stesso), si va solo ad intervenire sulle caratteristiche legate alla flessibilità, alla manutenzione, alla riusabilità e l’estensibilità: in poche parole a rendere il software più gestibile e capace di adeguarsi alla complessità dell’ecosistema IT. 

L’approccio fondamentale dal quale non è consigliabile prendere le distanze è quello del refactor & test: dopo ogni singola modifica è necessario testare subito il suo corretto funzionamento. 

Il refactoring è fondamentale per ridurre il debito tecnico: rappresenta in effetti la soluzione più veloce per intervenire ed evitare l’accumulo degli interessi, in particolare in quelle parti di codice dove questi sono più alti. 

Se il codice è il più pulito possibile, è molto più facile cambiarlo e migliorarlo. Quando, invece, il codice non è stato ripulito, questo può rallentare le implementazioni future: gli sviluppatori dovranno dedicare tempo alla comprensione e al monitoraggio del codice, prima di poterlo modificare.

Refactoring the code: quando pianificarlo

Idealmente, l’attività di refactoring del codice dovrebbe essere eseguita di routine: questo permetterebbe di mantenere il codice il più pulito possibile ed evitare di sprecare tempo quando si effettuano piccole modifiche di revisione.

Nella pratica, è proprio l’attività di revisione del codice che effettivamente fornisce agli sviluppatori i segnali di allarme che indicano la necessità di programmare un’attività di refactor. Quali sono questi segnali?

  •  Gli sviluppatori trascorrono più tempo a leggere il codice esistente che a scriverlo. Se il codice è difficile da leggere, probabilmente c’è bisogno di fare pulizia;
  • Presenza di un numero di bug eccessivo;
  • Interventi di debugging creano nuovi bug e rendono la lettura del codice ancora più difficoltosa;
  • Il codice è ripetitivo: ogni elemento del programma dovrebbe, al contrario, essere unico;
  • Pluri-revisioni delle stesse stringhe di codice indicano sicuramente che c’è necessità di un intervento più approfondito;

Oltre a questi segnali, è senz’altro altamente consigliabile effettuare il refactoring del codice prima di installare nuove feature e funzionalità. Questo permette di assicurarsi del corretto funzionamento del codice, prima di aggiungere ulteriore complessità.  

Software refactoring: maggiore flessibilità e prestazioni migliori

Il vantaggio principale di un’attività di refactoring è quella di ottenere un codice pulito, ovvero più facile da leggere, da manutenere e da innovare. Inoltre, codice pulito significa codice riutilizzabile: se funziona bene, può diventare la base per il codice altrove.

Questo processo può anche aiutare gli sviluppatori a comprendere meglio il codice e le decisioni di progettazione e a lasciare in eredità un lavoro ben fatto ai developer che metteranno mano al codice in futuro. L’effetto cumulativo delle piccole modifiche è significativo e può portare a un migliore funzionamento del team e a un approccio più consapevole e strategico della programmazione.

 

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