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Come abbiamo visto, molte aziende italiane vedono la scadenza del 25 maggio 2018 per l’adeguamento al nuovo GDPR come un noioso e pressante adempimento burocratico; tuttavia, si tratta di un tema estremamente impattante sulla gestione IT aziendale e nei rapporti con i fornitori informatici. In particolare, sono tre gli aspetti principali da considerare: visibilità, controllo e consenso.

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  • Visibilità dei dati e analytics – I dati relativi ai propri clienti sono quanto di più caro e prezioso un’azienda possiede; infatti 9 aziende su 10 li ritengono fondamentali e si dichiarano non disposte ad interromperne la raccolta per alcuna ragione. Le grandi quantità di dati raccolte quotidianamente vengono spostate e condivise tra diversi sistemi e persone, mettendone a rischio la sicurezza. Tuttavia, la soluzione potrebbe essere quella di affidarsi ad un mainframe, piattaforma affidabile e scalabile che, rispetto all’utilizzo esclusivo del cloud o di server interni, non li espone a rischi e minacce.
  • Controllo sui dati – La digital transformation ha sicuramente portato innovazione e nuove opportunità di crescita del business, ma ha anche introdotto alcuni aspetti di complessità. Infatti, spesso l’operazione di identificare i dati raccolti su un particolare cliente non risulta facile e immediata; questo è in netto contratto con una delle disposizioni del GDPR, il diritto all’oblio, che prevede l’obbligo di cancellazione dei dati di un cliente che ne faccia espressa richiesta. Come per il punto precedente, l’utilizzo di un mainframe come repository centrale dei dati rappresenta un valido caposaldo.
  • Autorizzazione all’utilizzo dei dati – Tra le novità introdotte dal GDPR vi è l’obbligo di ottenere il consenso esplicito da parte dei clienti stessi all’utilizzo dei dati per fini diversi rispetto a quelli della raccolta. Questo di fatto succede in tutte le aziende, anche se di queste (96%) solo il 32% ottiene preventivamente il consenso all’utilizzo da parte del cliente. La condivisione dei dati dei clienti con terze parti a cui si affida lo sviluppo applicativo in outsourcing complica ulteriormente il quadro. Il consenso generico spesso in vigore oggi, che copre un’ampia gamma di possibili utilizzi dei dati raccolti, non sarà più idoneo una volta che il GDPR sarà in essere.
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