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In occasione delle due tappe della Conferenza Nazionale sulla Cyber Warfare, giunta alla quinta edizione, il CEO di Maglan Europe Paolo Lezzi ha parlato di sicurezza informatica, in termini di diffusione e percezione del tema in Italia e relativamente alla strada da seguire per contrastare le cyber-minacce.

Source: www.corrierecomunicazioni.it

  • Negli ultimi cinque anni la cyber-minaccia si è evoluta in maniera esponenziale. Quando abbiamo iniziato a parlarne, ‘cyber-warfare’ sembrava una parolaccia, era un termine molto lontano dalla consapevolezza di tutti, istituzioni, aziende e cittadini. Ci sono paesi, molto più avanzati e consapevoli del nostro da questo punto di vista, che dispongono di intere divisioni che si occupano di contrastare i potenziali attacchi informatici, sia in termini offensivi che difensivi; questo anche perché nel corso degli anni gli episodi di hacking sono passati da essere sporadici e limitati a diventare attacchi sofisticati e con un raggio di azione molto ampio e penetrante. Il rischio è che un numero sempre maggiore di identità vere da sfruttare in maniera fake finisca nelle mani sbagliate”, ha dichiarato Paolo Lezzi, CEO di Maglan Europe.
  • La seconda tappa della Conferenza si è tenuta lo scorso 13 ottobre a Milano ed ha avuto come focus l’utilizzo della Cyber Intelligence a difesa del proprio business. La scelta del luogo non è stata casuale, in quanto Milano ospiterà a partire dal prossimo maggio l’Expo 2015; l’evento, dalla portata globale, sarà anche l’occasione per il nostro paese di mostrare al resto del mondo il livello di sicurezza e affidabilità che è riuscito a conquistare. Un passo falso rappresenterebbe un grosso ostacolo all’evoluzione tecnologica italiana poiché comporterebbe un brusco arresto di investimenti. In merito, Lezzi afferma: “Servono alert e un altissimo livello di vigilanza e di cyber intelligence, per verificare in tutti i modi possibili la capacità dei sistemi dell’evento e di tutto ciò che c’è intorno nel rilevare e contrastare nel modo migliore possibili attacchi”.
  • I timori maggiori al riguardo derivano da una situazione attuale in cui la consapevolezza relativa al fenomeno, tanto nel settore pubblico quanto nel privato, è ancora molto bassa e superficiale. Questo è dovuto in parte al fatto che gli attacchi informatici diventano sempre più difficili da rintracciare, e non avendo una visibilità immediata nel momento in cui colpiscono si tende a non considerali come prioritari e rilevanti. Inoltre, sebbene il nostro paese sia dotato tanto delle tecnologie quanto delle competenze necessarie ad affrontare il problema, l’adozione da parte della aziende italiane è ancora molto bassa; un fatto allarmante, se si considera che circa l’85% delle imprese risulta ad alta violabilità.
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