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L’architettura a microservizi consiste in un approccio allo sviluppo software secondo il quale gli applicativi sono costituti come una suite di servizi modulari. Si tratta di servizi indipendenti, scalabili e orientati al cliente, che comunicano tra loro tramite protocolli standard attraverso interfacce opportunamente definite. L’utilizzo dei microservizi consente di trasformare progetti software imponenti in moduli più piccoli e indipendenti, incrementando notevolmente la velocità di sviluppo, il deploy e l’evoluzione.

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  • L’idea che sta alla base dell’architettura a microservizi è quella di scomporre l’applicazione in singoli elementi che comunicano tra loro e che rendono più semplici sviluppo e manutenzione: ogni componente è infatti sviluppata in maniera indipendente, garantendo non solo un approccio decentralizzato e privo di vincoli, ma anche una maggiora libertà nell’apportare modifiche e aggiornamenti e nella gestione complessiva. Grazie alla sua scalabilità, l’architettura a microservizi è considerata ideale nei progetti in cui è richiesta compatibilità con diverse piattaforme e dispositivi (web, mobile, Internet of Things, wearable device) ma anche nei casi in cui il perimetro del progetto si definisce in corso d’opera o a più riprese.
  • I benefici che derivano da questo approccio allo sviluppo software sono davvero molti: libertà e indipendenza al team di sviluppo; capacità di isolare i singoli malfunzionamenti o colli di bottiglia senza compromettere l’intero sistema; possibilità di utilizzare linguaggi diversi per i vari servizi; facilità di integrazione con servizi di terze parti; utilizzo di strumenti di continuous integration (es. Jenkins); adozione di un approccio di continuous delivery; utilizzo di software container che automatizzano il deployment (come Docker); ampia scalabilità e riutilizzo; maggiore monitoraggio di sicurezza grazie all’isolamento delle singole app.
  • Le più grandi aziende a livello mondiale hanno già adottato un approccio basato su microservizi. È il caso di Walmart, che ha rivoluzionato la propria rete e-commerce ottenendo risultati sorprendenti: aumento del 20% del tasso di conversione, aumento del 98% degli ordini online, nessun donwtime nei giorni critici per il mercato online. Anche Spotify ha sfruttato al massimo le potenzialità della microservices architecture per garantire un elevato livello di indipendenza ai 90 team di sviluppo sparsi nel mondo, riuscendo a minimizzare i disservizi e garantire così la miglior customer experience agli oltre 75 milioni di utenti attivi ogni mese. Infine Amazon, leader mondiale indiscusso nell’e-commerce, affidandosi ai microservizi ha rivoluzionato il ciclo di vita dello sviluppo del frontend, raggiungendo 50 milioni di rilasci ogni anno in un’ottica di delivery continua.