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Sono rapidi, precisi e potenzialmente catastrofici: gli attacchi di tipo Distributed Denial of Service (DDoS) rappresentano una minaccia grave e concreta per molte aziende. Nell’ultimo anno la loro potenza e frequenza sono aumentate drasticamente, facendo tremare esperti e responsabili IT. Come funzionano, e quali sono le migliori strategie di difesa?

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  • Negli ultimi 18 mesi si sono verificati in media oltre 120mila episodi di DDoS alla settimana, dei quali il più potente ha raggiunto i 579 gigabit al secondo, registrando un aumento del 73% sul dato precedente. Ma non finisce qui: si stima che per la fine del 2016 i DDoS potranno raggiungere la dimensione di 1,15 Gbps. A tutto questo si somma un altro fattore negativo: la grande disponibilità di servizi gratuiti o molto economici rintracciabili in rete consente a qualsiasi persona, anche con poca esperienza, di attaccare.
  • Una particolare tipologia di questi attacchi, i DNS Amplification Attack, entrano in server DNS open resolver e ricorsivi inviando loro insiemi di informazioni false sugli IP di provenienza; vengono sfruttati per attaccare istituti finanziari, amministrazioni pubbliche e anche Internet Service Provider. La grande velocità consente di mettere fuori gioco in pochi secondi organizzazioni molto complesse.
  • Secondo Darren Anstee, Chief Security Technologist di Arbor Networks, il cloud rappresenta la soluzione concreta per mitigare questi attacchi a banda larga, anche se la breve durata rimane un ostacolo. Un altro tassello fondamentale è la presenza di sistemi e soluzioni di protezione on-premise, perché permettono una rapidità di reazione contro attacchi distribuiti.
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