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L’innovazione tecnologica porta cambiamenti ed evoluzioni continue nel mondo del business, e le aziende devono tenere il passo per rimanere costantemente competitive sul mercato. Anche lo sviluppo applicativo deve seguire lo stesso ritmo, senza per questo penalizzare qualità e flessibilità di quanto offerto. Quali strumenti utilizzare per raggiungere questi obiettivi?

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  • Questo trend è stato intercettato e fatto proprio da aziende di importanza globale come Netflix, Amazon, Google, PayPal e Uber, che hanno scelto di cambiare l’architettura software in uso per affrontare meglio la sfida portata dalla continua innovazione. Questo è possibile grazie all’utilizzo della Microservices Architecture, un pattern architetturale secondo il quale applicazioni complesse vengono costruite da numerosi piccoli processi indipendenti che comunicano tra loro tramite APIs.
  • Rispetto alle applicazioni monolitiche, che non sono pensate per sviluppi modulari indipendenti, l’architettura Microservices consente di suddividere l’applicativo in una serie di piccole unità gestibili e modificabili separatamente. Questo consente non solo il rilascio separato, ma anche di scalare singole unità secondo le necessità di business. Inoltre, questa separazione consente di fare implementazioni utilizzando piattaforme e modelli di design differenti; infatti, ci sono casi in cui un singolo servizio richieda un ingente in-memory database, mentre un altro preveda un ingombro esiguo.
  • Scegliendo questo approccio si guadagna anche in termini di affidabilità, in quanto un malfunzionamento ad un servizio non compromette la tenuta dell’intera infrastruttura. Conseguentemente, anche le attività di bugfixing risultano molto più semplici e sicure. Infine, con questo modello è possibile condurre test mirati e più frequenti.
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